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La magia di Pirandello

Una vita impossibile, per chi? Per il soggetto o per lo spettatore?

Né per l’uno né per l’altro; il soggetto non c’è, esiste l’attore che crede d’interpretare se stesso, lo spettatore non c’è perché osserva quello che soggettivamente crede di vedere rappresentato.

La verità non c’è, è assente dalla scena, forse sorride tra le quinte.

E’ presente, velata di nero, la Pietà a cui l’uomo deve tutta la sua claudicante esistenza.

mayaNel salotto dello zio Rocco, frequentato da letterati esoteristi e medium, come in casa del suo amico Luigi Capuana, respirò a pieni polmoni, pur senza mai dichiararlo apertamente, aria di mistero e magia che nutrì il suo spirito inquieto che mai disperò di poter svelare il vero volto dell’Autore della sua vita.

Pirandello comprese ben presto che la sua esistenza, come quella di ogni essere umano, era racchiusa nelle pagine di un copione da dover recitare; consciamente o inconsciamente questo gioco delle parti lo intrigò a tal punto da portarlo a divenire co-Autore .

Questo gli permise di assaporare una paternità che nessun figlio avrebbe mai potuto dargli!

Considerò quanto il lessico fosse sterile, costrittivo ed imprigionante per la vastità del sentire e ricorse spesso al simbolo perché si leggesse tra le righe, scelse la” terza saletta” del caffè Aragno,diede vita al” teatro dei dodici” (perché il tredicesimo potesse venire alla luce), pensò di dar vita ad una rivista letteraria “Ariel” (nome assunto anche da D’Annunzio iniziato alla setta segreta dei martinisti, uno dei più alti riti massonici), tanto docilmente si abbandonò al suo destino quanto gli si rivoltò contro pur sapendo che mai avrebbe vinto.

Il suo Mattia Pascal è l’ennesimo tentativo di cambiare abito (copione) ed è anche l’amara presa di coscienza di non poterlo fare. Cambiando la matrice identificativa del copione originale viene a mancare il riconoscimento senza il quale, non può esserci esistenza alcuna ed anche nell’accorato colloquio con la madre morta ricompare la stessa amara conclusione- tu ormai non puoi più pensarmi ed il morto sono io.

L’incontro con Marta Abba fu per lui folgorante, non già per la sua bellezza o per la splendida chioma fulva di antica memoria, quanto per il simbolo che il suo nome rappresentava (Abba = padre), la considerò quasi un segno del destino, divenne la sua dea-madre, la sua musa ispiratrice come Beatrice lo fù per Dante e, pur amandola profondamente, Pirandello comprese che, perché un mito rimanga tale, è necessario che resti distante, lontano dall’ordinario.

Cancerino di nascita, conobbe nel profondo del suo animo tutto il fascino di quell’energia lunare che aveva determinato, in un’alternanza di alte e basse maree, tutta la sua terrena esistenza e proprio lì, davanti al mare di Sicilia le sue ceneri avrebbero trovato la pace di un ritorno a casa… …a Caos.

Maria Teresa Blotti


 

 
   
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